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“fatti veri!”

Di sera nella falegnameria, con Vituccio e Primavera si riunivano, e parlavano di politica. Quando nostro padre parlava non lo fermava nessuno. E contava li cunti mentre infilavano il tabacco, raccontava le storie, e incantava.
E quella volta nel cantiere del bosco de “lu buia”, che a furia di raccontare, papà Antonio divenne sindaco. Anche se noi temevamo più la mamma.

papà Antonio

La foto del padre

Un istante, uno scatto

una frattura, un varco, un punto
accessibile del nulla

recupero della memoria, cura
dell’amnesia

un’immagine guarda
quelli che la guardano

un volto impassibile, muto
___

la carta col tempo assorbe l’immagine
trasformandola in ombra

senso e forza di un’immagine

che attraversa il tempo e parla
col suo sguardo
___

una foto d’ombra,
uno sguardo velato dall’ombra

dalla soglia dell’oblio
parla ad altri sguardi
cent’anni dopo

quanta ombra
___

com’è reale, l’immagine,
è il reale che non è certo

vedere in trasparenza
oltre l’apparenza, il sogno, l’illusione
___

nel continuo disfarsi della luce
l’immagine è malinconica,
ermetica

visione composta, esposta
al presente, qui, a questo incontro,
a questo appuntamento
___

il lontano è qui, ora
il fuori tempo è qui

come un segreto, un invito al segreto

gli occhi dell’immagine
sono un confine
___

mio padre mi guarda
da lontano
da un istante lontano

dagli infiniti istanti del tempo
mio padre mi guarda

gli istanti come atti di un teatro
infinito

lui aveva vent’anni
io ne ho settanta

siamo noi, padre e figlio
___

io conosco il futuro
che lui non conosceva

il suo futuro io lo conosco,
conosco la sua vita

la sua intera vita
dai sui racconti, dal suo vissuto

la donna che avrebbe sposato,
mia madre
___

e i figli e le figlie che avrebbe avuto
i miei fratelli, le mie sorelle

sarei nato io,
e da me sarebbe nata Kim
che traduce ciò voi ascoltate

ma lui, allora,
saperlo non poteva

io so ciò che lui
non poteva sapere

sarebbero passati, gli anni

paesaggi, gente, mari, mondi
si sarebbero riflessi in questi occhi

sarebbero passate stagioni e bestie,
campi e fioriture, naufragi e lutti

sarebbero passati
davanti a questi occhi

che ora esitano
in una dissolvenza

sulla soglia della scomparsa
___

lenta sparizione dell’immagine

c’è sempre cancellazione
intorno a noi, dentro di noi

l’eterna cancellazione del reale

e il suo misterioso ritornare
in un immagine
___

sul retro della foto
quattro righe tratteggiate

come per spedirla a qualcuno,
mai spedita

il padre di vent’anni
guarda il figlio di settanta

con lo sguardo fisso nel nulla
___

le labbra
forse dischiuse da una domanda
che non può essere udita

una domanda al tempo,
da un altro tempo

lenta dissolvenza, missaggio
del corpo e del campo
nell’ombra

lenta cancellazione

l’immagine della vita coincide
con la vita dell’immagine

questa immagine morirà di luce

la luce, nel tempo, la cancellerà

veramente
da durata del tempo
è un battito di ciglia
(Michel Serrés)

Marcello Sambati

traduzione di Kim Sambati

lu buia

boschetto de lu buia oggi

“mio padre è stato un grande libertario”

Primavera

Più niente
I venti, le voci amiche,
le mura, vecchie e corrose,
genti semplici,
più niente,
più nessuno.
Più niente mi porterà
Sulla terra mia.


Saturnino Primavera

una principessa albanese

La principessa albanese

L’estate è finita. Lo senti il vento polveroso? Soffia da laggiù, dalle parti di Malecore. Ascolta come sibila nelle fessure del vecchio portone. Ci parla ancora dell’inverno, delle notti di tempesta, della storia di una principessa albanese. Siamo tutti qui, intorno al focolare delle storie, dei pensieri, del tempo fermo.

Nella grande rimessa il vento gira tra le cose, fino alla gabbia del loquace volatile, la gazza parlante che veglia nel buio. Fuori gli alberi cantano, ci cullano. Noi dormiamo, piccoli grandi, maschi, femmine e bestie. Domani faremo tante piccole cose, giuste, sbagliate, inutili; saremo buoni e cattivi. Domani saremo grandi.

(da I racconti di Malecore di Marcello Sambati)

🎧 EPISODIO 5